Vico Acitillo 124
Poetry Wave

Recensioni e note critiche

Elio Grasso: Nel soffio della terra
di Giuseppe Genna


Elio Grasso, Nel soffio della terra, all'insegna del grillo 1993

Che una via italiana alla categoria di "esattezza" abbia già consolidato una propria tradizione all'interno del panorama poetico italiano più recente, lo prova l'ultima raccolta di Elio Grasso. Poeta schivo, ai margini dell'accademia nazionale, Grasso concentra in questa plaquette - con la quale ha vinto il premio nazionale di poesia contemporanea Menconico - tutti gli snodi con cui deve fare i conti una poesia che azzarda sull'immagine. stilla tensione tra parola e pensiero. le proprie possibilità d'esistenza. Il risultato più evidente di quest'azzardo è l'appello istantaneo di esigenze mentali che hanno scelto le proprie, ultimative figure: la soglia, la svolta, il respiro, la pietra - cardini di una precisa metodica d'azione, di un'esattezza etica che può permettere soltanto una fede solida nel potere salvifico della parola poetica.  Su questo sfondo delineato di rivolgimento e riscatto - come se il freno a mano della storia venisse disinnescato - si innesta la scelta della propria tradizione, dei propri padri elettivi - autentici genitori d'immagini (penso a Celan, a un certo Bonnefoy, con uno sguardo che sorpassa la provincia italiana), che hanno selezionato quel legame tra Novecento e Arcaico che è una delle matrici della modernità. E una tradizione che ricerca e sente una pulsante unità tra gli elementi (siamo "stretti in una serica rotondità"), che problematizza una volta di più i rapporti con la memoria ("E possibile che il sangue / resti come il pensiero: / puro nel disfarsi, vinto / nel cancellare ogni memoria"), e che Grasso rielabora e piega a una propria esigenza di apertura e di uscita dalle scissioni, giungendo a risultati limpidi, a una brevità netta che potrebbe costituire l'orizzonte prossimo della sua scrittura: "Ritorni, risali / dolcemente alla casa "speranza" / con un libro, con un fuoco, / con il meridiano dei mattino".


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Immagine: Antonio Belém, Phorbéa, Napoli 1997


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