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Poetry Wave

Recensioni e note critiche

Gabriela Fantato, Northern Geography
di Raffaele Piazza


Gabriela Fantato, Northern Geography
Gradiva Publications, New York 2002, pagg. 57, $ 13.00

Gabriela Fantato, poetessa Milanese direttrice di La Mosca di Milano, interessante ed affermata rivista di poesia italiana, è autrice di questo affascinante libro con traduzione a fronte in inglese di Emmanuel di Pasquale, pubblicato da Gradiva Publications, casa editrice di New York diretta da Luigi Fontanella come l’omonima rivista. E’ interessante che un editore americano pubblichi libri di autori italiani ed è pregnante che il testo della Fantato possa essere fruibile, presumibilmente, presso tutte le sezioni di italianistica del mondo dove arriva anche la prestigiosa rivista Gradiva, diretta dallo stesso Fontanella, e in questo sta l’importanza della traduzione in inglese. Intrigante il discorso dell’editore e professore universitario a New York Luigi Fontanella, che a pubblicato da poco Azul, con le edizioni Archinto e che ha vissuto a New York il dramma della distruzione delle Twin Towers.
 

Tornando in merito al testo, di cui ci occupiamo in questa sede, e che è prefato da Milo De Angelis, è importante sottolineare che Geografie a Nord è scandito in due sezioni Le strade a picco e Terre salate. Gabriela pratica una poesia dalla versificazione elegante e precisa, leggera e icastica nello stesso tempo, e tutti i componimenti inseriti in questa notevole raccolta, e anche i loro titoli, iniziano con la lettera minuscola della prima parola e questo, tra le altre cose, connota la cifra di questa poetessa, quasi si creasse una continuità, un ipersegno molto forte, come se ogni componimento avesse una provenienza, proprio per l’abolizione del limite della maiuscola nella parola di ogni incipit.

La Fantato ama la sua materia trattata e la domina con sapienza, dando un tono affettuoso, a quanto scrive, e una forte carica di sospensione. Poetessa milanese, come il suo predatore Milo De Angelis, scrive componimenti nei quali c’è spazio per l’amata odiata Milano, città dell’efficienza, e il suo paesaggio urbano caratterizza molte di queste poesie. C’è in questi componimenti, spesso, il senso della memoria, ricordi che poi sono frammenti di amore, caratterizzati da un delicato erotismo, velato e pieno di grazia, pudico ma non reticente, visto che l’esperienza amorosa è al centro di molta poesia, l’amore che arreca gioia e dolori e il sesso, suo correlativo, che è sempre un’esperienza forte, più per l’anima che per il corpo, descritto con pudore, baci carezze, unione di salive che lasciano un segno salato per tutto l’essere, una giovinezza che è sempre bello riattualizzare nel bene e nel male.

Scrive Milo de Angelis nella suddetta introduzione, poeta anche lui milanese, dicevamo, e quindi in sintonia con il paesaggio interiore di Gabriela e anche amico della poetessa:-“Ho qui sotto gli occhi, Geografie del Nord. Ritrovo lo sguardo di Gabriela: luminoso e notturno, trascolorante, sensitivo. Lo sguardo alla “santa nuda pelle” e alle “risate dei vent’anni” Leggo poesie come “in bilico”, “strano amore”  “piazza santo stefano”, “giorni di ieri”, “notte a kiev”, “la stanza e un balzo”, con quel rincorrersi di baci, attesi, dati, intravisti; con quell’immagine insistita delle labbra, quei movimenti di danza e inchino, ferita e grazia. C’è anche Milano, molta Milano: “nel bosco delle strade di Milano/ ho perso ormai tutti i miei pezzi di pane”. Via Torino, le piazze intorno all’Università, il metrò, a cui è dedicata una bella materna poesia, la Stazione Centrale, osservata nel suo labirinto di tensioni e di passi, foulards e “bambini ingoiati”.

Leggiamo il componimento “incanto”.-“ perfette geometrie sui tetti/ in questo cielo incastonato blu di prussia/ travolto d’angoli: enorme di soffrire// lassù cicale invocano la luna/ e chissà come viene, viene al cerchio: esatta/ (terrifica precisione a notte fatta/ sopra le note di un flauto/ solitario, ammaestratore di quelle stelle/ tante tornate alla terra/ da un viaggio di passi segnati)// noi restiamo qui, nella rete/ dei vicoli d’arenaria e tufo/ alla bocca, restiamo affamati di poco/ mentre le pietre tacciono la spirale/ che intera le nutre/. C’è qui una naturalizzazione della città che diviene cassa di risonanza di una tensione interiore: le cicale cantano e sotto un cielo protettivo, la stessa città diviene un contenitore d’impressioni, si fa spazio nel tempo, cronotopo e il quotidiano quindi si sublima, si rinomina, tocca tracce e frammenti di forte tensione verso l’esistere che diviene vivere.

La Fantato, dalla scrittura elegante e sorvegliata arriva così a caratterizzarsi in uno stile del tutto personale, originalità data dai luoghi, dalla tensione e bellezza che essi evocano e che viene riscoperta continuamente, la sua Milano, molto più dolce e meno aspra e dura di quella di De Angelis, che è stato maestro nel ritrarla (vedi per esempio in Biografia sommaria, suo testo mondadoriano).

Si emerge dunque incantati da questa prova di Gabriela, che abbiamo anche la fortuna di poter leggere in inglese nella traduzione a fronte, così potendo confrontare, lo slittamento sintattico, semantico e di senso che ogni traduzione presuppone.

 
10 maggio 2003
Indice generale
Immagine:
Antonio Belém, Phorbéa, Napoli 1997


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