VICO ACITILLO 124 - POETRY WAVE
Electronic Center of Arts

Direttore: Emilio Piccolo


Sans passion il n'y a pas d'art


Calamus
Almanacco di poesia


Giovanni Zamponi

   
Eterno temporale
L’albero a sera
La bella favola
Angeli di pianto
Lacrime di rosa
Altissima compieta
 
 

Eterno temporale

Deserta casa, ai persi desiderî
stele di sabbia innalzano le dune;
quant'è diverso quel lontano ieri,
eppure uguale...Colma le lacune
degli anni il tempo; forse anche tu c'eri,
o mia impensata, tra le voci brune
di pampini e cicale e i misteri
corali del meriggio. Oh come immune
mi giunge il suono dei solari giorni...
Volto del mio avvenire, va' a giocare
con quel fanciullo; guarda, t'assomiglia:
occhi grandi, pensosi e lunghe ciglia,
giocattoli d'argilla sta a plasmare,
t’ha visto in sogno, e aspetta che ritorni.
 

L’albero a sera

L'albero floreale a sera appare
riverbero innovato dell'antica
passione indomita che a germogliare
di stagione in stagione s’affatica.
Nascostamente, quasi, confidare
bei poemi pare Calliope amica
di fiumane di fati, e stemperare
le struggenti sembianze la pudica
vesperale velata nostalgia
d’accorata invitante trasparenza;
e circoscrive quella melodia
la mirata inesausta evanescenza
di questo azzurro: e sa il vento se sia
magico enigma o mistica presenza.

La bella favola

Sulle merlate mura strepitando
sta la cornacchia nell’ora di rosa
e nella siepe rubra e più spinosa
rare bacche solerte va beccando.
La dama sulla cetra sta arpeggiando
solitaria una giga amorosa;
?cuor di settembre? accenna la curiosa
contadinella e balla vendemmiando.
Forse tu cerchi più leggiadra rima
che dia riparo al delicato volto
che a inermi fasti brevi ormai declina;
rossignano i vigneti su in collina,
ma il verso non s'estingue, l'ho raccolto
perché la bella favola s'esprima.
 

Angeli di pianto

Sul crepuscolo d’indaco una tela
stelo di bruma stella vaporosa;
miliardi d’anni e ancora la sequela
sfida il voto del tempio e non riposa.
Forse mi condurrà l’ultima vela
fino alle spine della prima rosa
e là, divelta l’abile cautela,
sarò sul volto dell’estrema chiosa:
molecole ancestrali, collabiti
singulti uguali alla virtù di un quanto,
senza dolore avventi concepiti?
molecole diverse, noi, all’incanto
lacrime trafugate: stalattiti
senza spasimi o angeli di pianto?
 

Lacrime di rosa

Lacrime t’offro di una rosa stanca
raccolta sul giardino invalicabile,
visitatore io dall’ombra bianca
ombra d’eterno e sull’eterno labile.
Il pentagramma è muto e interminabile
muto il teorema che il dolore branca,
e lontano deriva l’ineffabile
poema al giorno che palesa e affranca.
La rosa è il prezzo del sorriso illabile
che declina le pause d’ogni verso
(deserte crome) in serto musicale;
la luna intanto lacrima augurale
stellante sale in cima all’universo
petalo con petalo intramontabile.
 

Altissima compieta

Oggi mi porgi un nuovo (e il nuovo è fragile)
pretesto d’una nuova suggestione,
felicemente vita la tua vagile
estesa libertà senza estensione.
L’ottavo canto sopra queste pagine
stende una porporina d’illusione,
vibrazione di luce la tua immagine
sorte coeva della mia passione.
Suggello questa sera è la tua seta
chiara di metafisico lucore
e una giara di monti e un carosello
di fonti conclamate dell’albore
che inquieta e orezza oltre questa rara
e altissima limpida compieta.


Home