VICO ACITILLO 124 - POETRY WAVE
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Direttore: Emilio Piccolo


Sans passion il n'y a pas d'art


Calamus
Almanacco di poesia


Gilberto Finzi

   
(Colori, I)

 

(Colori, I)

grigio-fumo
 

Non c'è,non c'è
che un'unica rovina, l'alta
maceria della vita mediocre -
anche Amore te rapina.
Con l'addiaccio e la separatezza
ti muore sulle labbra l'ansia,
la vittoria, il lieto fine,
e slitta e strania
fin la saliva dell'ultimo bacio.
A tazze vuote, a mondo fermo
strozza le vene un soldatino d'aria:
non è più Eros ma un sopravvissuto
inseguito da segnali di fumo.

(Colori, II)

i rossi i gialli
 

i rossi i gialli dagli occhi se ne vanno,
i bianchi i grigi i bui
di pallide gocce finali
berli con precauzione.

la più mite stagione capovolge i pennelli, si sporge
un maligno imbianchino dal Po
e nel gioco si sveste,
intonaca i muri e ogni rama.

troppo poco - o troppo a lungo - ho sostato
in un'astratta vicenda - troppo
(o invece troppo poco) ho adagiato la sorte
sul lettino del Caso.

irreparabile (come le foglie)
anche il tempo s'intinge col pane.

finito l'autunno di casa, finite le scorte
navigo sulla pace (notturna, nebbiosa)
della pessima volontà.

(Colori, III)

grigio-nebbia. (domenica, pensiero)
 

un sole maramaldo e maramatto
scrùpola e sfranga il fondo piatto
della mia barca: in cerca di me e della nebbia.
la svolge, la sconvolge, ma la nebbia si sfilaccia
e lo travolge, mangia il sole e transita la via
con pallida allegria (o con
rossastra nostalgia.?) -
vedilo che tondo in su galleggia
affranto e affannato per gli sforzi, e allaccia
la domenica al lunedì, il cuore agli altri
segni di vita.
ora che avanza, avanza e vince
la sua parte di cielo
a terra la nebbia si appiatta e fa più inverno:
questo tacito ràbido gelo, questa
solitudine nel lago dolce del pensiero
che non pensa, non c'è o non si fa luce
come nel centro della nuvola di nebbia
lassù il cero quotidiano
(oppure il nero)


Viaggiano

le cave giostre girano il mondo come
nostro (vostro) Signore voleva

e viaggiano viaggiano viaggiano
per onde per ombre nei mari oscuri del sole

vita corsara, napoli
di marci sapori,
venezia bàscula orientale

tenia dei sapori viene e smangia
la poca voglia, la niente gioia
il colorado delle finte, le pulsioni ingrate

è il “giorno dopo giorno” che è difficile
la luna che non c’è e più non cerca
di uscire, la vita di corsa
i chiodi che si strappano

e viaggiano viaggiano viaggiano
per onde per ombre nei mari oscuri del sole.

Su un lago

su un lago dipinto da Cézanne, poi
dalla nera nerità trapassato

lo sparo traditore dalle sponde

di guerra in guerra Marte secondo
a venire nella settimana
ecco che lascia sul dopoamore

dietro colonne  dalla pisciosa vecchiaia 
dalla solita bontà degli amoureaux 
annerite

un delicato meccanismo,
la ragione di vivere.

Marionette
(I  Giganti della montagna)

Al centro stanno le maschere, i geni
immemoriali del “Nò”,
motori immobili

Di colpo l’anima li sveglia,
li drizza, gli dà cuore, fantocci
di un vivere riflesso
   danzanti senza fili

Un sogno
(con Vanni Scheiwiller) 

Come volando, dal suo trono aurato
di libri e di plaquettes 
fino al pulpito scendeva

  a un buio tavolo di serie monachina
  Vanni Minòs
  Protervo e tremendissimo:

da lì guatante con dispregio
allampanava
tutto storcendosi arringava
e me puniva (che forse non c’ero) con
ironica malizia (o irosa arguzia)

“Ma perché continui, tormenti perché,
a chieder bozze, prove di stampa e d’arte?
Non rompere, ti chiedo”

E lì finiva, in una
fine nonchalance ungarettiana 
la gloria di Plutone
iemale tempestante: “vedi” – lui
dall’alto sentenziò –

“La vita è una maceria”


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